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CONDOMINIO: IL REGOLAMENTO PUÒ VIETARE IL POSSESSO DI ANIMALI DOMESTICI?

Avvocato Nicola Sansone - Studio Legale in Foggia - Civile e Societario > Diritto civile  > CONDOMINIO: IL REGOLAMENTO PUÒ VIETARE IL POSSESSO DI ANIMALI DOMESTICI?

CONDOMINIO: IL REGOLAMENTO PUÒ VIETARE IL POSSESSO DI ANIMALI DOMESTICI?

Condominio e animali domesticiCondominio e animali domestici – Una delle più tradizionali ragioni di discussione in ambito condominiale è sempre stata quella connessa al possesso di animali domestici da parte di alcuni dei condomini. D’altronde si sa, non tutti sono amanti di latrati, miagolii e simili, né tantomeno di peli (o peggio) sparsi in ascensore.

Proprio per evitare l’insorgere di controversie, talvolta si assiste all’inserimento, nei regolamenti di condominio, di un esplicito divieto di possedere animali domestici.

Orbene, forse sono in pochi a sapere come dal 2012, e precisamente dall’entrata in vigore della l. n. 220/2012, siffatte clausole siano radicalmente nulle. L’attuale ultimo comma dell’art. 1138 cod. civ., infatti, recita testualmente: “Le norme del regolamento di condominio non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”.

La delibera condominiale che introducesse un divieto di tal fatta, pertanto, sarebbe impugnabile entro trenta giorni ai sensi dell’art. 1137 cod. civ., ferma la possibilità, in ogni caso, di ottenere la declaratoria di parziale nullità, senza limiti di tempo, del regolamento.

L’innovazione del 2012 si pone nel solco di quella giurisprudenza sempre più copiosa la quale riconosce nella libertà di detenere un animale domestico una manifestazione di libertà personale di rilievo costituzionale (già prima della riforma, peraltro, la giurisprudenza consolidata escludeva che si potesse vietare il possesso di animali domestici, in quanto ciò avrebbe comportato un’indebita compressione del diritto di proprietà di ciascun condomino). La giurisprudenza più recente, anzi, ha chiarito come si possa parlare di “un vero e proprio diritto soggettivo all’animale da compagnia” nell’ambito dell’attuale ordinamento giuridico (secondo quanto affermato dalla nona Sezione civile del Tribunale di Milano con decreto 13 marzo 2013). La più recente evoluzione della sensibilità comune, in altre parole, anche alla luce dei più recenti interventi del legislatore in materia, impone di ritenere che l’animale non possa essere più collocato nell’area semantica concettuale delle cose, ma debba essere riconosciuto come essere senziente. Gli animali domestici, in definitiva, sono da considerare quali membri della famiglia. Il riconoscimento dell’animale quale essere senziente, poi, si ritrova anche in ambito comunitario, in particolare nel Trattato di Lisbona del 12 dicembre 2007 (art. 13), nel quale si legge: “L’Unione e gli stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.

Ciò che può restare discusso, invece, è se il divieto di possedere animali domestici possa essere contenuto nel cd. regolamento contrattuale, vale a dire non già quello approvato dall’assemblea dei condomini bensì quello avente contenuto negoziale e soggetto a trascrizione. In altre parole, il diveto di cui si discute può essere frutto di una libera pattuizione contrattuale qualificabile in termini di servitù?

La risposta al quesito appare assai discutibile ed incerta. Le sopra esposte riflessioni in merito al nuovo rilievo assunto dagli animali domestici nell’ordinamento giuridico inducono a fornire una risposta negativa, come pure la collocazione della norma in commento. Quest’ultima, infatti, è autonoma da quella facente riferimento al regolamento contrattuale, vale a dire il 4° comma dell’art. 1138 cod. civ.. In questo senso si è recentemente espresso anche il Tribunale di Cagliari (ord. 22 luglio 2016, Seconda Sezione Civile).

Alla luce di quanto esposto, una precisazione si rende in ogni caso opportuna. La nullità del divieto di possedere animali domestici non esonera, in ogni caso, il proprietario dell’animale dall’obbligo di rispettare ogni norma igienica e di sicurezza nella gestione dello stesso, specie ove transiti nelle aree comuni del condominio. Resta altresì salva, inoltre, la normativa in materia di immissioni (ad es. latrati o cattivi odori che superino la soglia della normale tollerabilità).

Avv. Nicola Sansone

 


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