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GLI EFFETTI DELLA MORA DEL DEBITORE

GLI EFFETTI DELLA MORA DEL DEBITORE

MoraGLI EFFETTI DELLA MORA SUL DEBITORE

Per “mora debendi” s’intende il ritardo, da parte del debitore, nell’adempimento di un’obbligazione scaduta. In altre parole, il debitore è in mora quando, in presenza di un debito scaduto, vale a dire esigibile, si renda inadempiente. E’ opportuno precisare, in ogni caso, come intanto il debitore possa essere considerato in mora in quanto il ritardo nell’adempimento gli sia imputabile. Così, per esemplificare, laddove il ritardo sia riconducibile a fattori del tutto estranei al suo controllo –  ad es. dovuti a caso fortuito o forza maggiore o alla condotta di terzi – il debitore non potrà essere considerato moroso (sempre e fintanto che perduri un tale stato di fatto). E’ bene precisare, poi, come la mora spesso non sia automatica ma richieda l’intervento di un’esplicito atto di costituzione in mora, ai sensi dell’art. 1219 cod. civ..

 

Tralasciando in questa sede le modalità di costituzione in mora, ci si concentrerà in prosieguo sulla disamina delle conseguenze di essa.

 

1. RISCHIO DI IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA DELLA PRESTAZIONE

Il primo e più rilevante effetto della mora risiede nella circostanza che il debitore viene gravato del rischio dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione. Di norma, tale impossibilità costituisce modo di estinzione dell’obbligazione diverso dall’adempimento, ciò che sta a significare, semplificando la questione, che se la prestazione diviene impossibile per causa non imputabile al debitore, l’obbligazione si estingue e il debitore è liberato. Orbene, in presenza di mora del debitore la regola suesposta non trova applicazione ed il debitore non è mai liberato, salvo che provi che l’oggetto della prestazione sarebbe perito ugualmente presso il creditore.

 

2. RISARCIMENTO DEL DANNO

In ogni caso, il creditore ha diritto ad essere risarcito per il danno patito in conseguenza dell’inadempimento o del ritardo nell’adempimento dell’obbligazione. Tale risarcimento si compone, come di consueto, di danno emergente e lucro cessante, ex art. 1223 cod. civ..

 

3. INTERESSI DI MORA

Gli interessi di mora, disciplinati dall’art. 1224 cod. civ. assolvono ad una funzione di forfettizzazione legale del risarcimento del danno, in quanto sono dovuti anche in assenza di un danno effettivo, quale ristoro per il semplice fatto del ritardo nell’adempimento.

In presenza di obbligazioni pecuniarie, infatti, il debitore, a far data dalla costituzione in mora, è tenuto a corrispondere gli interessi moratori in favore del creditore, nella misura legale o in quella maggiore prevista per gli eventuali interessi corrispettivi pattuiti (fermo il divieto dei tassi usurari).

E’ fatto sempre salvo, in ogni caso, il risarcimento del maggior danno patito dal creditore, salvo che gli interessi moratori siano stati predeterminati convenzionalmente dalle parti, nel qual caso la funzione di ristoro del danno è interamente svolta dagli interessi in oggetto.

 

Conclusioni

Da quanto brevemente esposto si evince come le conseguenze della mora siano assai negative per il debitore. Il legislatore si preoccupa, infatti, di tutelare il più possibile il diritto del creditore a vedere soddisfatto il proprio interesse, prevedendo incisivi strumenti di pressione nei confronti del debitore inadempiente. Per le ragioni suesposte, è assai opportuno valutare attentamente le conseguenze di un ritardo nell’adempimento, come pure, dal lato del creditore, l’opportunità di procedere ad una pronta costituzione in mora del debitore al fine di determinare il prodursi di tutti gli effetti di cui si è detto, laddove ciò non avvenga in via automatica ex art. 1219, 2° comma, cod. civ..

Avv. Nicola Sansone

 


 

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