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“STALKING”: QUALI MISURE A PROTEZIONE DELLA VITTIMA?

Avvocato Nicola Sansone - Studio Legale in Foggia - Civile e Societario > Diritto penale  > “STALKING”: QUALI MISURE A PROTEZIONE DELLA VITTIMA?

“STALKING”: QUALI MISURE A PROTEZIONE DELLA VITTIMA?

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“STALKING”: QUALI MISURE A PROTEZIONE DELLA VITTIMA?  –Il reato di “stalking”, o per meglio dire di “atti persecutori”, introdotto nel codice penale nel 2009, risulta disciplinato dall’art. 612-bis cod. pen, il quale punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni, salvo il ricorso di aggravanti (o attenuanti), “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”. Trattasi di fattispecie introdotta al fine di incriminare una serie di condotte consistenti in episodi ripetuti nel tempo e variamente articolati, non sussumibili semplicemente nella fattispecie delle molestie, episodi sfocianti nella determinazione di un “perdurante stato di ansia o paura” in capo alla vittima.

Ciò detto, nell’ipotesi di “stalking” appare più che mai evidente l’insufficienza di un intervento dell’ordinamento giuridico in chiave esclusivamente repressiva di condotte già poste in essere. In presenza di atti persecutori, infatti, il rischio di reiterazione del reato appare più che mai evidente e di frequente riscontro nella prassi, per non parlare dei tristi casi di cronaca nei quali si è troppo spesso passati dallo “stalking” a delitti ben più gravi. L’esigenza primaria perseguita con la querela dalla vittima di “stalking”, d’altronde, è proprio quella di prevenire fatti ancor più gravi e al tempo stesso far cessare i comportamenti posti in essere dallo “stalker”.

Per le ragioni anzidette, il legislatore, contestualmente all’introduzione dell’art. 612-bis cod. pen., ha configurato anche il nuovo art. 282-ter cod. proc. pen, rubricato “Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”. La norma in commento disciplina una misura cautelare concepita proprio con particolare riguardo all’ipotesi degli “atti persecutori” ed al fine di far fronte alle esigenze sopra accennate. Resta ferma, in ogni caso, l’applicabilità anche di altre misure cautelari (ad es. la custodia cautelare in carcere), ove ritenute dal giudice maggiormente rispondenti alle esigenze cautelari del caso concreto.

L’art. 282-ter cod. proc. pen. prevede in realtà molteplici misure, che spetta al giudice modellare concretamente in base alle circostanze. In primo luogo, è previsto che sia possibile vietare all’imputato di avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero imporgli di mantenere una certa distanza da tali luoghi o dalla persona offesa (1° comma). Al riguardo la giurisprudenza prevalente pone l’accento sulla necessità che i luoghi oggetto del provvedimento siano specificamente determinati. Si è più volte affermato, infatti, che i luoghi gravati dal divieto di avvicinamento debbano essere espressamente e singolarmente individuati, onde contemperare le esigenze cautelari alla base della previsione normativa in commento con la libertà di movimento dell’imputato, la quale non può essere compressa in modo indeterminato (salvo, in ogni caso, l’eventuale divieto di avvicinarsi alla persona offesa).

Il secondo comma dell’art. 282-ter, poi, prevede che il divieto di avvicinamento sopra illustrato possa essere esteso, in presenza di ulteriori esigenze di tutela, ai luoghi frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate ad essa da relazione affettiva ovvero consistere nell’obbligo di mantenere una certa distanza da detti luoghi o dalle persone di cui si è detto.

Da ultimo, “il giudice può, inoltre, vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2”.

 

LA VIOLAZIONE DELLE PRESCRIZIONI IMPOSTE DAL PROVVEDIMENTO CAUTELARE

Nell’ipotesi di violazione delle prescrizioni imposte dal giudice col provvedimento di cui all’art. 282-ter, cod. proc. pen., come ad esempio nel caso di avvicinamento dell’imputato alla persona offesa, diviene applicabile l’art. 276 cod. proc. pen., con conseguente adozione di misura cautelare più grave in sostituzione o in aggiunta alla precedente, ivi compresa, eventualmente, la custodia cautelare in carcere.

Conclusioni

In definitiva, la legge prevede degli strumenti cautelari, quelli di cui all’art. 282-ter cod. proc. pen., concepiti proprio con specifico riguardo all’ipotesi del delitto di “atti persecutori”, fatta salva l’applicabilità, in ogni caso ed anche in funzione della condotta tenuta dall’imputato, di altra misura ritenuta maggiormente idonea nel caso concreto a soddisfare le esigenze cautelari, ed in particolare, il rischio di reiterazione del reato.

Avv. Nicola Sansone


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