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CRIMINI DOMESTICI: LA NUOVA SOSPENSIONE DALLA SUCCESSIONE

Avvocato Nicola Sansone - Studio Legale in Foggia - Civile e Societario > Diritto civile  > CRIMINI DOMESTICI: LA NUOVA SOSPENSIONE DALLA SUCCESSIONE

CRIMINI DOMESTICI: LA NUOVA SOSPENSIONE DALLA SUCCESSIONE

sospensioneCrimini domestici: la nuova sospensione dalla successione  – La legge n. 4/2018 dettata in materia di tutela degli orfani per crimini domestici ha introdotto nel codice civile una norma assai innovativa nel quadro delle successioni, vale a dire l’art. 463-bis, inserito, evidentemente, sull’onda emotiva dei più recenti gravi fatti di cronaca.

La norma contempla una singolare ipotesi di sospensione dalla successione, categoria prima sconosciuta al mondo giuridico, caratterizzata dalla natura costitutiva dell’iscrizione dell’indagato nel registro delle notizie di reato.

Il primo comma della norma in commento, in tal senso, afferma quanto segue: “Sono sospesi dalla successione il coniuge, anche legalmente separato, nonché la parte dell’unione civile indagati per l’omicidio volontario o tentato nei confronti dell’altro coniuge o dell’altra parte dell’unione civile, fino al decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento. In tal caso si fa luogo alla nomina di un curatore ai sensi dell’art. 528″. Detta norma risulta applicabile, in forza del 3° comma dello stesso art. 463-bis, anche all’omicidio o al tentato omicidio di genitore nonché di fratello o sorella.

La “sospensione” sembra integrare indubbiamente un impedimento di carattere esclusivamente temporaneo, e precisamente anticipatorio dell’eventuale indegnità a succedere prevista dal successivo secondo comma.  Nelle more dello svolgimento delle indagini e dell’eventuale processo penale, la norma contempla la nomina di un curatore dell’eredità per un periodo sostanzialmente indeterminabile ex ante, sulla base della semplice iscrizione del nominativo nel registro delle notizie di reato. Il richiamo alla giacenza ereditaria vale a confermare, peraltro, la natura temporanea della sospensione dalla successione, come pure, anche in assenza di espliciti chiarimenti da parte del legislatore, l’inoperatività della rappresentazione o dell’accrescimento in conseguenza di essa (conclusione, quest’ultima, che parrebbe rafforzare la tesi dell’ammissibilità della giacenza pro quota, ma trattasi questione che meriterebbe ben altra sede per essere adeguatamente approfondita). La successione, in sostanza, pare senz’altro restare ferma ancorché paralizzata temporaneamente nei suoi effetti, salva la successiva (eventuale) indegnità a succedere.

La norma, in ogni caso, non chiarisce se l’indagato sia legittimato o meno ad accettare l’eredità o a rinunziarvi. A parere di chi scrive, atteso il dato letterale della norma, pare sostenibile che la sospensione paralizzi non solo gli effetti dell’accettazione, ma anche della stessa delazione, con conseguente sua operatività anche con riguardo al semplice chiamato all’eredità. In tal senso sembra militare la lettera della norma, che parla di sospensione dalla “successione”, vale a dire dell’intero fenomeno successorio nel suo complesso, come tale comprensivo anche della delazione. Conseguentemente, pare pertanto doversi escludere che l’indagato/imputato possa efficacemente accettare o rinunziare all’eredità. Circa le conseguenze di un’accettazione o di una rinunzia ugualmente poste in essere, pare preferibile parlare di semplice inefficacia di esse, attesa la natura provvisoria e temporanea della sospensione. L’accettazione o la rinunzia, allora, potrebbero spiegare i loro effetti una volta intervenuta l’archiviazione ovvero occorso il proscioglimento.

Appare evidente, in ogni caso, la struttura alquanto ferraginosa dell’istituto in commento e la lacunosità della sua disciplina.

L’indegnità a succedere

Nel caso di successiva condanna dell’imputato o di applicazione della pena su richiesta delle parti, si prevede l’operatività dell’indegnità a succedere, con conseguente esclusione (in via definitiva) del soggetto dalla successione. L’ipotesi di indegnità in commento,  attesa la formulazione della norma, pare riconducibile a quella di cui all’art. 463, 1° comma, n. 1) cod. civ., ai sensi del quale è escluso dalla successione “chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta”, ancorché le due norme non sembrino perfettamente armonizzate. E’ pacifico in dottrina, infatti, che la pronuncia di indegnità ai sensi dell’art. 463, 1° comma, n. 1) cod. civ. prescinda dall’esistenza di una condanna penale, laddove il nuovo art. 463-bis sembra fondare la pronuncia di indegnità sulla presenza di una condanna o di un atto equivalente.

Conclusioni

La riforma operata dalla l. n. 4/2018, in definitiva, seppur animata da lodevoli intenti, pare introdurre un nuovo istituto giuridico – quello della sospensione dalla successione – poco armonizzato con gli istituti preesistenti, ed i cui scopi potevano sostanzialmente essere raggiunti già sulla base di questi ultimi. Ancora una volta, a parere di chi scrive, si deve registrare un intervento legislativo scomposto e motivato più da ragioni emotive che tecnico-giuridiche, con tutto ciò che ne consegue sul piano delle difficoltà interpretative.

In ogni caso, pare opportuno, in questa prima fase di studio del nuovo istituto, attendere i primi riscontri applicativi della riforma al fine di poter esprimere una valutazione più ampia al riguardo.

 

Avv. Nicola Sansone


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